Re.Set #22: sta salendo il controllore!

Che il controllore stesse salendo ce n’eravamo accorti già; precisamente, da quando Facebook ha iniziato ad avvertirci che “è possibile individuare le notizie false” tramite un mega-banner apparso sulla bacheca di tutti gli utenti qualche giorno fa.

Il controllore di cui parliamo oggi, però, si chiama Heiko Maas ed è il guardasigilli tedesco (membro dell’SPD) che ha promosso il disegno di legge “anti-fake news” di cui i media si sono occupati nelle ultime settimane.

Di che si tratta? Beh, la faccenda non è semplice e, purtroppo, le testate giornalistiche hanno preferito cavalcare l’hype della lotta alle notizie false piuttosto che informarci sul reale contenuto del provvedimento presentato da Maas.

La legge, che il governo Merkel vorrebbe venisse approvata prima della pausa estiva o – al massimo – entro le elezioni federali del prossimo settembre – si chiama “Netzwerkdurchsetzungsgesetz” (abbreviato in NetzDG), ossia “Network Enforcement Act”, ossia “Legge per il miglioramento dell’applicazione del diritto nei social network” (traduzione ufficiale, questa, che però a me convince poco: manca, infatti, nell’originale, ogni riferimento all’elemento “social”).

Come si può intuire da questo apparentemente insignificante dato, la legge non mira a contrastare le “fake news” (almeno non direttamente), quanto a garantire il rispetto della legge (penale) in rete.

Purtroppo i miei potenti mezzi non sono riusciti a rintracciare il testo del provvedimento in inglese e, ahimè, in tedesco riesco a malapena dire “Rechtswissenschaft” (il che, però, è sufficiente per rintracciare le facoltà giuridiche in tutto il territorio della Repubblica Federale).

Mi sono dovuto accontentare del sunto (in italiano) del provvedimento notificato dalla Germania alla Commissione Europea (DG Crescita) e pubblicata da quest’ultima sul suo sito. Il sunto reca, però, il necessario: le motivazioni in breve e i contenuti principali.

Riporto alcuni passaggi:

Motivazioni:

  • “Si rileva oggi un drastico cambiamento del discorso sociale in rete e, in particolare, sui social network. La cultura della discussione in rete è sovente aggressiva, offensiva e non di rado intrisa d’odio”
  • I reati generati dall’odio e gli altri contenuti penalmente punibili che non si possono combattere e perseguire efficacemente comportano un grande rischio per la pacifica convivenza di una società libera, aperta e democratica”
  • “In seguito alle esperienze della campagna elettorale negli Stati Uniti, la lotta alle notizie false penalmente punibili (“fake news”) sui social network ha assunto una priorità elevata anche nella Repubblica Federale di Germania”
  • Occorre pertanto un miglioramento dell’applicazione del diritto sui social network per una tempestiva eliminazione dei contenuti che sono oggettivamente punibili penalmente, come ad esempio l’istigazione all’odio razziale, l’ingiuria, la calunnia o il turbamento dell’ordine pubblico tramite simulazione di reato”
  • Si continuano ancora a cancellare troppo pochi contenuti penalmente punibili” (…) “È vero che Youtube ha cancellato, nel frattempo, i contenuti penalmente punibili nel 90% dei casi. Per contro, tutttavia, Facebook li ha cancellati soltanto nel 39% dei casi e Twitter soltanto nell’1%”
  • “I fornitori di social network hanno una responsabilità nella cultura della discussione sociale cui essi devono adempiere” (…) è necessaria l’introduzione di regole di conformità associate ad ammende per i social network, per poter procedere efficacemente e tempestivamente contro i reati generati dall’odio e gli altri contenuti penalmente punibili in rete”.

Contenuti principali:

  • “Il progetto prevede l’introduzione di norme giuridiche di conformità per i social network al fine di sollecitare questi ultimi ad un trattamento più rapido ed esauriente dei reclami relativi a reati generati dall’odio e ad altri contenuti penalmente punibili
  • “Si obbligano per legge i social network a riferire, con cadenza trimestrale, sull’evasione dei reclami relativi ai contenuti di rilevanza penale” (…) “La relazione sarà pubblicata sulla Gazzetta federale elettronica e sulla stessa pagina iniziale del social network in forma facilmente reperibile”
  • “Il progetto stabilisce norme giuridiche per un’efficace gestione dei reclami, le quali garantiscono che i social network cancellino i contenuti di manifesta rilevanza penale che soddisfino l’oggettiva fattispecie di una delle prescrizioni penali indicate all’articolo 1, paragrafo 3, di norma entro 24 ore dall’arrivo del reclamo di un utente”
  • “Il mancato rispetto, doloso o colposo, dell’obbligo di riferire e la violazione dell’obbligo di disporre di un’efficace gestione dei reclami…rappresentano secondo il progetto un illecito amministrativo sanzionabile con un’ammenda fino a 5 milioni di euro”

Questo, in breve, il contenuto della NetzDG, la quale dunque non è propriamente una legge che prende di mira le “fake news”, quanto un provvedimento volto a costringere i gestori dei principali social network a gestire efficacemente i “reclami relativi a reati generati dall’odio e ad altri contenuti penalmente punibili” (tanto che qualcuno ha – forse correttamente – ribattezzato la legge “Hate Speech Act”).

“Gestire efficacemente” vuol dire, secondo la NetzDG, valutare la sussistenza di un reato e cancellare il contenuto entro 24 ore. In caso contrario, ci si si esporrebbe ad una sanzione ammnistrativa di massimo 5 (cinque) milioni di euro (“l’ammenda”, si legge, “deve eccedere il beneficio economico derivante dall’illecito amministrativo”).

Inoltre, nel sunto leggiamo anche che “Sulla scorta dell’articolo 30 della legge OWiG, è possibile comminare un’ammenda anche alle persone giuridiche e alle associazioni di persone. L’ammontare massimo dell’ammenda di cui al presente progetto aumenta, in tal caso, a 50 milioni di euro”. E qui i colossi della rete iniziano a tremare davvero.

Molti intellettuali, opinionisti, accademici hanno storto il naso di fronte al provvedimento proposto da Heiko Maas. Le critiche mosse alla NetzDG sono, secondo Verfassungsblog, essenzialmente tre:

  • La critica delle destre, preoccupate del bilanciamento effettuato dalla legge tra libertà di manifestazione del pensiero e manifestazioni d’odio, anche alla luce della poco chiara giurisprudenza in materia di “free speech” della Corte Costituzionale di Karlsruhe.
  • La critica delle sinistre, preoccupate della “burocratizzazione” dell’arena anarchica e, quindi, libera dei social networks.
  • La critica statalista, per la quale “attribuire ai gestori delle piattaforme social un’autorità quasi-giudiziale sull’utilizzo delle stesse da parte degli iscritti sembra essere la cosa più perversa che una Repubblica possa fare”. D’altronde, io stesso ho scritto poco sopra che “gestire efficacemente vuol dire valutare la sussistenza di un reato”…

Max Steinbeis, editor di VB (citato anche nella Re.Set precedente), sostiene che – tuttavia – si dovrà tener conto “in the long run” dell’esigenza di una “costituzionalizzazione” dei social networks. Le piattaforme social diventeranno vere e proprie Repubbliche, con tanto di costituzioni e giudici.

Lo so, l’idea fa quasi paura. Tuttavia, meglio prevenire che curare; quindi, ben vengano gli spunti e gli approfondimenti in materia. Così non ci lasceremo cogliere impreparati.

Quanto alla NetzDG, a mio avviso essa rappresenta, come succede spesso quando uno Stato decide di legiferare su web e dintorni, un tentativo troppo locale di arginare un fenomeno troppo globale, almeno per quanto riguarda il fenomeno post-verità. Ad esempio, Facebook si sta già muovendo da sé (vedi il banner di cui si parlava ad inizio articolo) e negli Stati Uniti sta collaborando con siti specializzati in fact-checking come Snopes.com e Politifact al fine di “bollare” le notizie false (letteralmente: in USA gli utenti hanno già avuto modo di sperimentare l’efficacia del “bollino rosso” anti-fake-news).

Il provvedimento di Maas rischia, inoltre, di creare una “polizia privata della rete” che godrebbe di legittimità sostanzialmente nulla. Insomma, se da un lato chi grida alla censura sembra esagerare, dall’altro lato non sembra avere torto chi bolla la NetzDg come un “overreach”, ossia una legge che “va un po’ troppo oltre”.

 

 

P.S: caro lettore, se mi leggi da Teramo e dintorni, sei invitato alla tavola rotonda A 60 anni dai Trattati di Roma: Obiettivo Europa? che si terrà nell’aula tesi della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo mercoledì prossimo alle ore 10:00. L’evento è organizzato dall’Associazione Thesis e da ASSP (Associazione degli Studenti di Scienze Politiche) e vedrà intervenire un giurista (prof. Gargiulo), un economista (prof. Pasquali) e due storici (prof. Noto e prof.ssa Del Rossi) su temi fondamentali relativi alla storia e al futuro dell’Unione Europea. Modererà la tavola lo “yours truly”, sperando di esserne all’altezza.

Baci e buona Pasqua!

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