Re.Set #17: Italicum semi-live blogging

Sono le 14:54 di mercoledì 25 gennaio. La sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum si sta facendo attendere. Non più ieri, ma oggi. Dicevano alle 13. Sono passate quasi due ore. Nulla.

Su Twitter c’è calma apparente. Tra i trend-topics non si intravede nulla che richiami la legge elettorale voluta da Renzi. Calma.

Allora, deciso. Faccio un semi-live blogging fino all’uscita della sentenza. Nel senso che refresho compulsivamente le pagine web dei quotidiani italiani, in attesa della news e delle prime indiscrezioni.

14:58. Vado a controllare. Corriere: ancora nulla; cronaca nera, Raggi indagata. ANSA: Rigopiano, dichiarazioni di Gentiloni. Chissà cosa starà succedendo all’interno del Palazzo della Consulta. Immagino una sala stampa gremita, un circo mediatico in affanno, schiere di giornalisti parlamentari in agitazione, Marco Damilano. Ecco. Marco Damilano che prende appunti, ancor prima di sapere.

15:01, ritento. Repubblica. Ancora Rigopiano in homepage, e ci mancherebbe. Poco più giù, Trump e il muro in arrivo. L’attesa si fa snervante. E se la sentenza dovesse arrivare stasera? Che faccio? Chiudo il pc, torno sulle mie sudate carte? Ancora dieci minuti, ancora quindici. Voglio fare come i bambini con la Play. Solo che qui si decide il Legalicum (latinisti, perdonateci).

15:04. Sto esagerando. Non si può refreshare ogni tre minuti. Vado su testate diverse. Il Manifesto. Abruzzo di nuovo. Siamo tristemente famosi, mi sembra. E poi Giulio Regeni e il flash mob alla Sapienza. Un anno senza Giulio. Avete visto il video? Che tristezza.

Vado sul sito de L’Unità. Apre con Renzi e il suo nuovo blog. Ci vuole rubare il mestiere, il segretario PD. Pure quello?! E molla, oh!

Torno su Corriere punto it. Cerco il pezzo sull’Italicum. Sta in fondo, imboscato, nascosto tra Melania Trump imbarazzata durante l’inauguration day e un omicidio in quel di Brescia. Firma l’articolo Giovanni Bianconi, grande giornalista investigativo. Sarà che la vicenda Italicum assomiglia non poco ad un giallo: una legge elettorale che funziona solo in un contesto costituzionale inesistente, cioè quello bocciato dagli italiani lo scorso 4 dicembre.

Vabbè, leggiamo. Esordisce con le dichiarazioni dell’avvocato Acquarone (pro illegittimità) e dell’Avvocatura dello Stato. Si parla di sindacabilità della legge che non ha ancora prodotto effetti. “Allora, se introducono la pena di morte e io vengo condannato, devo aspettare che mi taglino la testa prima di chiedere se è lecito?”, pare abbia detto il barbiere del primo.

Vorrei continuare a leggere, ma Corriere mi invita a lasciar perdere, proponendomi – in alternativa – un pezzo su Fabio Fazio che “fa la domanda più imbarazzante di tutte a Gullit”. Ciao.

Clicco sulla “x”, torna Bianconi. Si riassumono le tre questioni sulle quali la Corte si pronuncerà: il premio di maggioranza attribuito alla lista che ottiene il 40 per cento dei voti (55 per cento dei seggi) sarebbe incostituzionale perché esagerato e sproporzionato. Il ballottaggio pure, in quanto non c’è un quorum minimo di voti da raggiungere per accedervi (basta arrivare secondi al primo turno). Infine, la possibilità di scegliere il luogo di elezione lasciata ai capilista “bloccati” eletti in più collegi: tale ipotesi sarebbe contraria alla Costituzione, in quanto permetterebbe a costoro di poter decidere discrezionalmente chi far entrare negli altri collegi come secondi eletti, indipendentemente dai voti che hanno raccolto o altri criteri. Violando così il principio costituzionale secondo cui ogni voto è «personale, uguale e libero».

15:25. Procedo. Ancora nulla. L’ANSA è concentrata sullo sforzo dei soccorritori a Rigopiano. Le vittime sono ormai molte, troppe. Andrebbe aperta una parentesi, ma non lo facciamo. Non è questo il luogo, né il momento. Ora bisogna riflettere e, magari, stare in silenzio.

Un elicottero, uno dei tanti, passa sui cieli di Teramo. 15:28. Facciamo così. Chiudo e ripasso tra venti minuti. Ah, ad avere il numero di telefono di un Marco Damilano…

15:31, non ce l’ho fatta. Devo riportare un post dei Socialisti Gaudenti: “Ma la Consulta sta decidendo se Dibba può limonare Sahra? Ah, no, quella era la giuria popolare”. Li amo. #feels. Ora chiudo, davvero, giurin giurello.

Rieccoci. Sono le 15:53. Ancora nulla. Addirittura qualche tweet azzarda un “a ore la sentenza”, che getta tutti nello sconforto. Damilano, nume tutelare, dove sei? Perché ci stanno mettendo tutto questo tempo? Grossi! Grossi sta male? La Sciarra e la Cartabia sono al bagno da due ore? Cosa sta succedendo, perdiamine!

Faccio un rastrellamento: Il Foglio, Il Giornale, La Stampa. La homepage del quotidiano di Cerasa non fa cenno all’Italicum. Sarà una sorta di rito voodoo. Il Giornale apre con un apocalittico: “Dio non è abruzzese”. Vorrei commentare, ma mi astengo. Il casellario giudiziale non lo sporco mica per Sallusti. Concludo col quotidiano di Torino: unico ad avere un pezzo sull’Italicum in bella vista sulla home. Lo firma Ugo Magri, quirinalista ed esperto di politica interna. Secondo Magri, sarebbero in odore di bocciatura le norme su ballottaggio e candidature multiple; forse salvo, invece, il premio di maggioranza. Vedremo. Sono le 16:05 e il sole va a riposo, tra le braccia del Gran Sasso.

La vedo male. Non è che qualche giudice ha cambiato idea stanotte, convinto dall’arringa di qualche avvocato? Pare infatti che nessuno degli intervenuti ieri in udienza abbia mostrato particolari doti di sinteticità. Ore 16:10. Chiudo di nuovo.

16:15. Appare un trend su Twitter: “La Consulta”. Riporto qualche cinguettio: “La Consulta sta scrivendo l’esito sull’Italicum da ieri. Deve essere colpa dell’artrosi”; “Italicum: la Consulta salva la rilegatura in similpelle, giudicata conforme al dettato costituzionale”; “La Consulta è sponsorizzata da Trenitalia”; “La Consulta ha visualizzato ma non risponde” (questa è di David Allegranti del Foglio. Ho ritwittato); “L’attesa della Consulta è essa stessa la Consulta”. Twitter è un posto bellissimo, l’ho sempre detto.

16:24. Nulla. Tra poco dovrò abbandonare la postazione. Vuoi vedere che quei burloni si sveglieranno proprio in quel momento? Intanto, su Twitter il trend sfuma e sale in classifica. Ora da “La Consulta” si è passati al più canonico hashtag #consulta. Settima posizione. L’hype aumenta a dismisura. Io devo andare. Mezz’oretta di assenza.

17:01, lo sapevo! Mi hanno fregato! Che infami. Tweet di TgLa7: “Italicum: no capilista bloccati, no ballottaggio, sì premio”. Che detta così non significa nulla, ma fa capire qualcosa. Sembra confermato lo scenario descritto da Magri su La Stampa. Vado sui giornali. ANSA piazza una breaking in homepage con un avvertimento spettrale: “aggiornamento a breve”.

Corriere riporta una frase della nota diffusa dalla Consulta: «All’esito della sentenza, la legge elettorale è suscettibile di immediata applicazione». Insomma: si può andare al voto con il Legalicum. Assist a Salvini?

Sempre da Corriere.it: “la Corte Costituzionale, nel giudizio sull’Italicum, ha rigettato la questione di costituzionalità relativa alla previsione del premio di maggioranza al primo turno, sollevata dal Tribunale di Genova, e ha invece accolto le questioni, sollevate dai Tribunali di Torino, Perugia, Trieste e Genova, relative al turno di ballottaggio, dichiarando l’illegittimità costituzionale delle disposizioni che lo prevedono. La Consulta ha inoltre accolto la questione relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. «A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità, sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio previsto dall’ultimo periodo, non censurato nelle ordinanze di rimessione, dell’art. 85 del d.p.r n. 361 del 1957», spiegano i giudici costituzionali. La Consulta ha dichiarato inammissibili o non fondate tutte le altre questioni.”

Reazioni su Twitter? Tante. Andrea Pertici, costituzionalista e uomo di punta di Possibile, partito di Pippo Civati, dichiara: “alla Camera rimane un premio inutile e irrazionale”. Danilo Toninelli del M5S: “Renzi ha fatto due riforme. Una bocciata da 20 milioni di italiani, l’altra dalla Consulta. Un disastro totale! Unico rimedio: #votosubito”.

Ok, tutto più chiaro. Sono le 17:09. La Consulta ha deciso. Ci lascia un Legalicum dai contorni tutti da studiare. Bisognerà ora attendere un po’ di giorni per poter leggere la sentenza e capire quale ragionamento abbia seguito la Corte. Intanto, giusto per dire, il sito di quest’ultima è fuori uso: inaccessibile. Ah, i potenti mezzi della Repubblica.

Appuntamento, dunque, alla prossima Re.Set. Con questa sentenza ne avremo per un po’. Kisses.

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