Re.Set #16: gennaio monello

I primi appuntamenti politico-giuridici di questo 2017 sono andati come previsto: inammissibilità del quesito referendario sull’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori e fumata nera per l’elezione del giudice costituzionale (per la cronaca, i nomi più votati ieri sono stati quelli del prof. Piepoli, area PD, e dell’avv. Felice Besostri, area M5S).

Ci ritroviamo dunque con un referendum in forse (viste le dichiarazioni rilasciate ieri dal Ministro Poletti in merito ad un possibile intervento correttivo del governo sulla disciplina dei voucher) e con una Corte Costituzionale azzoppata almeno fino al quarto scrutinio, che giungerà in tempi presumibilmente non brevissimi. Vabbè.

Ma questo mese è stato anche il mese del Movimento 5 Stelle, alle prese con una serie di noiosissime beghe: dal discusso Codice Etico alla vicenda ALDE. Hanno fatto tremare il sistema, dice Grillo. Sarà. A me sembra che a tremare di paura, al sol pensiero di essere governati da certa gente, siano stati i cittadini europei.

Ahimè, le gatte da pelare per il M5S non finiscono qui. No no no. Domani altro appuntamento hot. Location: Tribunale Civile di Roma. I giudici si pronunceranno sul ricorso presentato dall’avvocato Venerando Monello, avente ad oggetto il “Regolamento e Codice di Comportamento per i Candidati ed Eletti del Movimento 5 Stelle alle Elezioni Amministrative di Roma Capitale 2016”, anche noto come il “contratto Raggi-M5S”. Ve lo ricordate? Suscitò un certo clamore già quando se ne parlava, ma non se ne conosceva il contenuto. Oggi può essere comodamente letto dal divano di casa: eccolo qui.

Monello, avvocato amministrativista di area PD, presidente della European Lawyers Association, ha fatto letteralmente le pulci al contratto firmato dalla Raggi e ha riscontrato numerose violazioni di norme “costituzionali, primarie e regolamentari”. Un ricorso articolato, quello di Monello, con lunghe e articolate digressioni giuridico-politiche (fanno espicito capolino, tra le righe del ricorso, personaggi come Costantino Mortati ed Edmund Burke). La versione integrale è stata pubblicata dal quotidiano Il Foglio: here it is.

Cosa chiede Monello? E perché? Beh, è presto detto. L’obiettivo è quello di ottenere la dichiarazione di nullità del contratto Raggi-M5S, nonchè l’accertamento delle condizioni di ineleggibilità di Virginia Raggi e la conseguente dichiarazione della decadenza dalla carica di Sindaco di Roma. I motivi? Tanti, ma si può dire che (quasi) tutti vertano intorno alla violazione del divieto di mandato imperativo. Con il contratto, dice Monello, gli eletti diventano “sudditi” dei garanti del Movimento (Grillo e Casaleggio jr, ndr), i quali risultano gli unici veri titolari della potestà decisionale in quel di Roma.

Il punto 10 del contratto, infatti, stabilisce che agli eletti sarà comminata una sanzione pecuniaria di “almeno 150mila euro” qualora, nell’esercizio delle proprie pubbliche funzioni, disobbedissero alle disposizioni dettate dai garanti. In base al punto 2, lettera d, del medesimo contratto, “le proposte di atti di alta amministrazione e le questioni giuridicamente complesse verranno preventivamente sottoposte a parere tecnico-legale a cura dello staff coordinato dai garanti del Movimento 5 Stelle, al fine di garantire che l’azione amministrativa degli eletti M5S avvenga nel rispetto di prassi amministrative omogenee ed efficienti, ispirate al principio di legalità, imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa di cui all’art. 97 della Costituzione”.

Per Monello, la penale di 150 mila euro determina una palese violazione dell’art. 67 Cost (e dell’art. 3 del Regolamento del Consiglio Comunale di Roma Capitale), in quanto rovescia e scardina il principio del divieto di mandato imperativo, in base al quale non soltanto l’eletto non può essere condizionato dalla volontà contingente della frazione di corpo elettorale che l’ha scelto (i parlamentari rappresentano la Nazione…), ma nemmeno può essere rimosso dal proprio incarico per mano del partito di appartenenza (il quale potrebbe al massimo espellerlo dal relativo gruppo parlamentare. D’altronde la Corte Costituzionale nel 1964 ha stabilito che il membro del Parlamento è “libero di votare secondo gli indirizzi del suo partito, ma è anche libero di sottrarsene”).

La mega-clausola penale, a detta di Venerando Monello, rende gli eletti del Movimento 5 Stelle dei “neo-assunti che firmano una lettera di licenziamento in bianco, con data da destinarsi e apponibile a semplice piacere della Casaleggio e associati s.r.l.” Sottoscrivendo l’illecito contratto”, si legge nel ricorso, “soggiacciono in quella condizione tipica di quei tanti lavoratori (in nero) vittime del caporalato. Siamo alla presenza di un contratto atipico di caporalato, che fa degli eletti del M5S dei sudditi di Beppe Grillo e della Casaleggio e associati s.r.l.”.

“L’elemento coercitivo rappresentato dalla minaccia di sanzione di almeno 150 mila euro e l’illiceità e/o illegalità delle norme pattizie”, continua Monello nel ricorso, “costituiscono quel nesso causale che vizia l’intero contenuto pattizio del contratto affetto da nullità assoluta e pertanto insanabile”. Il riferimento, qui, è all’art. 1343 del Codice Civile, in base al quale è nullo qualsiasi contratto “contrario a norme imperative, all’ordine pubblico e al buon costume”.

I legali della Raggi la pensano diversamente e, nella loro difesa, fanno appello alla vecchia regola espressa dal brocardo latino “quod nullum est nullum producit effectum”; in sintesi, dicono gli avvocati pentastellati, poco male: se il contratto è nullo, esso non produce alcun effetto. Quindi la Raggi può tranquillamente restare al suo posto. Il vincolo posto dalla pattuizione sarà, nel caso, soltanto morale. Insomma, ci voleva il ricorso di Monello per far ammettere alla Raggi ciò che appariva scontato sin dall’inizio: quel contratto non vale nulla, è il niente. Il sindaco, una volta eletto, può esercitare le sue funzioni senza dover rispondere a garanti, staff e altre simili amenità.

Per conoscere l’esito della querelle basterà attendere le prossime 24 ore. Che gennaio caldo, raga. Che gennaio Monello.

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