Re.Set #14: la sentenza di Natale

I social networks pullulano di articoli e post sulla “felicità a tutti i costi” provocata dal Natale. Rischio depressione, dicono.

Sarà, ma quei pagliaccioni dei giudici costituzionali nun sentono gnente. O meglio: sentono lo spirito natalizio come non mai. Non potete immaginare. Palazzo della Consulta pare Harrods: palle d’argento e palle di neve, babbi natale che abbracciano putti obesi, Amato che mette le mani nelle tasche dei Re Magi, Modugno che accende il caminetto con le pagine ingiallite della Renzi-Boschi, cancellieri che scrivono “tombolata?!” su Whatsapp. Un festone.

In questo marasma, giunge alla Corte una questione di legittimità costituzionale sollevata dal TAR abruzzese. “Ke succede?!” esclama Barbera. “Hold my beer and watch this”, risponde Prosperetti.

In soldoni: la Provincia di Pescara ha provveduto al finanziamento del servizio di trasporto casa-scuola degli studenti disabili durante il periodo 2006-2012. A tale finanziamento è tenuta a contribuire (per una quota pari al 50%) anche la Regione Abruzzo, ai sensi dell’art. 6 comma 2 bis della Legge regionale n. 78/1978, a fronte della presentazione, da parte della Provincia, delle spese necessarie e documentate.

Ebbene, la Regione Abruzzo ha contribuito a tale finanziamento, ma solo in parte (18% nel 2011, 26% nel 2012 e così via). Perché? La risposta sta in una clausola di quel comma 2 bis, che recita così: “nei limiti della disponibilità finanziaria determinata dalle annuali leggi di bilancio e iscritta sul pertinente capitolo di spesa”. Insomma, la Regione deve contribuire, ma sempre e comunque con un occhio al “saldo” di fine anno.

La Provincia non ci sta e ricorre al TAR. Quest’ultimo solleva questione di legittimità costituzionale con riferimento agli artt. 38 e 10 della Costituzione. Il 38 tutela i diritti delle persone con disabilità, mentre il riferimento al 10 è necessario per “rinviare” all’art. 24 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia nel 2009.

La Corte, buona perché è Natale, il giorno 19 dicembre dichiara effettivamente l’illegittimità di quella clausola contenuta nel comma 2 bis della Legge Regionale per contrasto con l’art. 38 della Costituzione*. La Corte, infatti, sostiene che “il condizionamento dell’erogazione del contributo alle disponibilità finanziarie, di volta in volta determinate dalla legge di bilancio, trasforma l’onere della Regione in una posta aleatoria e incerta, totalmente rimessa alle scelte finanziarie dell’ente, con il rischio che esse divengano arbitrarie, in difetto di limiti predeterminati dalla legge, risolvendosi nell’illegittima compressione del diritto allo studio del disabile, la cui effettività non potrebbe essere finanziariamente condizionata”.

“Il legislatore regionale” prosegue la Corte “si è assunto l’onere di concorrere, al fine di garantire l’attuazione del diritto, alla relativa spesa, ma una previsione che lasci incerta nell’an e nel quantum la misura della contribuzione, la rende aleatoria, traducendosi negativamente sulla possibilità di programmare il servizio e di garantirne l’effettività”.

Insomma, i togati hanno spiegato chiaramente che non ci si può impegnare a contribuire al finanziamento di un servizio che incide sull’esercizio di diritti fondamentali per poi condizionare tale impegno alla “situazione del mio portafogli”.

Ma se già questo sarebbe bastato ai giudici per ottenere il “pacchetto vacanze” (biglietto A/R per Rovaniemi e contratto di apprendistato quali elfi aiutanti di B. Natale), i giudici di Piazza del Quirinale hanno voluto proprio esagerare.

In realtà a spararla grossa è stata la Regione Abruzzo, la quale, intervenendo in giudizio, si è difesa sostenendo che “l’effettività del diritto allo studio del disabile deve essere bilanciato con altri diritti costituzionalmente rilevanti e, in particolare, con il principio di copertura finanziaria e di equilibrio della finanza pubblica, di cui all’art. 81 Cost”. Una roba che stride anche soltanto a scriverla. Però l’hanno scritta davvero.

La risposta dei giudici, sempre pervasa dallo spirito natalizio eh, ché sennò qua è solo troika e sangue, è stata la seguente: “A parte il fatto che, una volta normativamente identificato, il nucleo invalicabile di garanzie minime per rendere effettivo il diritto allo studio e all’educazione degli alunni disabili non può essere finanziariamente condizionato in termini assoluti e generali, è di tutta evidenza che la pretesa violazione dell’art. 81 Cost. è frutto di una visione non corretta del concetto di equilibrio del bilancio, sia con riguardo alla Regione che alla Provincia cofinanziatrice. È la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione”.

L’hanno detto davvero. Non è un sogno. Rileggiamo: “È la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione”. Che bello. A Natale vincono i ragazzi disabili, in un Paese in cui di solito perdono su tutta la linea. Speriamo che la bontà non vada via dalla Corte assieme alle feste. I diritti devono vincere sempre. La strada è quella giusta.

Questa sentenza ci fa capire, tra l’altro, quanto scellerata sia stata la scelta di costituzionalizzare il principio di pareggio di bilancio. Una scelta che oggi ha condotto una Regione a giustificare strumentalmente la propria cecità in materia di diritti fondamentali. Domani chissà.

Intanto io ho la febbre, come circa un milione di italiani. L’ha detto il tiggì. Dovrei prendere una pastiglia effervescente, ma forse scrivo alla Corte. Pare che a Natale i magic fifteen facciano miracoli.

 

*Sentenza n.275/2016

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *