Re.Set #5: angry meal

Qualche mese fa, dopo una lunga trattativa, i vertici di Mc Donald’s si sono visti respingere la richiesta di aprire un ristorante nel centro storico di Firenze, a pochi passi dalla bellissima cattedrale di Santa Maria del Fiore. La battaglia tra la multinazionale e il Comune amministrato da Nardella (PD) era iniziata a colpi di fioretto e si è conclusa con un fendente di sciabola.

Il sindaco e gran parte della cittadinanza si erano schierati contro la paventata apertura; talmente contro da indurre Nardella a definire “un troiaio” il contesto in cui il fast-food avrebbe dovuto inserirsi, cioè la visitatissima Piazza del Duomo.

Cerchiamo di capirci di più.

Con deliberazione del 04/01/2016, il Comune di Firenze ha adottato il cosiddetto “Regolamento UNESCO”, con il quale (si legge all’art. 1) si intende “perseguire la tutela del Centro Storico Patrimonio Mondiale UNESCO, attraverso una generale lotta al degrado contro quegli elementi e quei comportamenti che portano alla lesione di interessi generali, quale la salute pubblica, la civile convivenza, il decoro urbano, il paesaggio urbano storico, la tutela dell’immagine e dell’identità storico-architettonica della città”.

Ma l’articolo che qui ci interessa è il numero 2: “E’ vietato l’insediamento di nuove attività (anche in caso di trasferimento dall’esterno del Centro Storico) di: a) commercio al dettaglio in sede fissa dei generi appartenenti al settore alimentare; b) somministrazione di alimenti e bevande; c) artigianali/industriali di preparazione e/o vendita di prodotti alimentari. Si deroga al principio di cui sopra qualora l’esercente si obblighi, per sé e per i futuri aventi causa, in sede di titolo abilitativo, a garantire che siano rispettate le seguenti prescrizioni, limitazioni e requisiti: (…)” e segue un lungo elenco di restrizioni severissime; ad esempio: “devono essere posti in vendita o somministrati prodotti di filiera corta e/o comunque tipici del territorio e della tradizione storico culturale della Città di Firenze e della Regione Toscana”, oppure “i locali devono essere dotati di apposite misure atte ad escludere assembramenti di clienti tali da arrecare disturbo alla quiete pubblica”.

Insomma, severità assoluta.

Nonostante l’approvazione di una normativa così stringente, Mc Donald’s non ha rinunciato al proposito e ha apportato modifiche sostanziali al progetto originario, in maniera tale da adeguarlo al Regolamento UNESCO e rendere possibile l’autorizzazione “in deroga” ex art. 2 comma 4. Risultato? Un Mc Donald’s atipico, con servizio ai tavoli, utilizzo di prodotti tipici toscani, vetrine ed insegne ad impatto limitato.

Tutto inutile. L’azienda statunitense si è vista bocciare il progetto dalla Commissione Tecnica riunitasi nel capoluogo il 5 luglio scorso. Nel verbale della seduta si legge: “La Commissione sancisce la propria decisione negativa rispetto alla richiesta di deroga” in quanto “l’attività prevalente riguarda la vendita di panini della gamma classica dell’azienda McDonald’s accompagnata da patatine fritte (tipologia di somministrazione assimilabile pienamente alla definizione di fast food); nella domanda presentata si indica espressamente che saranno utilizzati prodotti surgelati (…) che, per la loro tipologia, rappresentano ampiamente la base per la preparazione della maggioranza dei prodotti venduti; i prodotti italiani certificati (DOP e IGP) sono utilizzati quasi esclusivamente nei prodotti stagionali (quindi non sempre presenti nell’assortimento); dalla documentazione presentata non si evidenza in modo oggettivo il peso dei prodotti tipici indicati sulla gamma complessiva dei prodotti offerti alla somministrazione; l’incidenza dei prodotti stagionali e dell’angolo toscano è apprezzabile, ma evidentemente non prevalente; sul progetto architettonico, vetrine e insegne, la commissione conferma l’impressione negativa già verbalizzata dalla commissione nelle riunioni del 9 e del 14 giugno sull’impatto del logo sulla facciata prospiciente Piazza del Duomo”.

Niente deroga, niente apertura. Troppe le mancanze evidenziate dalla Commissione. Molti hanno cantato vittoria, dai promotori della riuscita petizione online fino al popolo dei social, che si è opposto all’arrivo del gigante dei fast-food attraverso l’hashtag #SaveFirenze (vedi foto in apertura). Mc Donald’s, dal canto suo, si è da subito riservata la possibilità di adire le vie legali.

Detto, fatto: lo scorso 12 ottobre rimbalza sui media la notizia di un maxi-ricorso della grande emme al Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana. Quarantasei pagine con le quali il pool di avvocati di Ronald Mc Donald (capitanati dal professor Renna, ordinario di diritto amministrativo alla Cattolica di Milano) fa letteralmente le pulci sia alla delibera della Commissione Tecnica che al Regolamento UNESCO, evidenziandone le contraddizioni, le criticità e gli errori, anche alla luce della normativa europea sul commercio. Obiettivo del ricorso è la sospensione della delibera della Commissione Tecnica (con conseguente via libera all’apertura) o, in alternativa, un risarcimento di 18 milioni di euro, pari al mancato guadagno derivante dal niet di Palazzo Vecchio.

Il TAR si pronuncerà, ma intanto è arrivata anche una dichiarazione al vetriolo del sindaco Nardella, che, dopo essersi detto pronto ad affrontare la battaglia legale con serenità, ha fatto presente che uno dei decreti attuativi della riforma Madia contiene la seguente disposizione: “il Comune, d’intesa con la Regione, sentito il soprintendente, può adottare deliberazioni volte ad individuare zone o aree eventi particolare valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico in cui è vietato o subordinato ad autorizzazione l’esercizio di una o più attività di cui al presente decreto, individuate con riferimento al tipo o alla categoria merceologica, in quanto non compatibile con le esigenze di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale”. Insomma una norma “primaria” che ripete quanto previsto dal fiorentino Regolamento UNESCO.

“Perfino il Consiglio di Stato”, ha dichiarato Nardella, “ha già detto che la norma è legittima. E se lo dice il massimo organo della giustizia amministrativa…”. Beh, in realtà, a leggere il parere del Consiglio di Stato, la norma in questione sembra essere stata congegnata anche abbastanza male, visto che i consiglieri ci tengono a precisare che “l’esigenza è senz’altro corretta, ma lo strumento tecnico attraverso cui realizzarla non può essere il rinvio a deliberazioni degli enti locali con l’effetto automatico di neutralizzare l’applicazione di una disciplina legislativa. (…) Occorre allora, ad avviso di questo Consiglio di Stato, che il Governo introduca una disciplina che riaffermi la priorità del riordino e che circoscriva in modo chiaro e rigoroso il potere degli enti locali”. Bene, ma non benissimo.

In ogni caso, è probabile che questa norma, una volta entrata in vigore, possa effettivamente dare manforte a sindaci alle prese con assedi più o meno celati di multinazionali e affini. Non ci resta che attendere. La pronuncia del TAR Toscana scioglierà molti dubbi e potrebbe mischiare le carte in tavola.

Intanto, due Crispy Mc Bacon e una Coca grande, grazie. Devo arrivare a Piazza Duomo e ho bisogno di energie.

 

1 Comment

  1. Cosimo Cucchiara ha detto:

    Una questione controversa”la tutela del paesaggio urbano storico, la tutela dell’immagine e dell’identità storico-architettonica della città”.
    Il tutto comunque è da rimandare alla discrezionalità della pubblica amministrazione e non a ipotetici regolamenti e norme internazionali.