Re.Set #4: il palazzo è di vetro. Il resto anche no.

Ottobre: niente referendum costituzionale (ci si vede a dicembre), ma di certo non ci stiamo annoiando. Ieri, infatti, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha scelto il nome del prossimo Segretario Generale: è António Guterres, ex premier del Portogallo.

Ban Ki-Moon appende la spilletta al chiodo a partire dal 1° gennaio 2017. Poco male, qualcuno dirà: l’effettiva incidenza del coreano nello scacchiere internazionale è sfuggita ai più. Ma non è certo questo un problema di Banky, quanto dell’intero sistema-UN, del quale si chiede a gran voce la riforma da più parti e da più anni.

Esempio lampante di come le cose possano funzionare meglio in quel di New York è – appunto – la procedura di elezione del Segretario Generale: un trionfo del principio “famo come cacchio ce pare”.

L’unica precisa indicazione proviene dalla Carta delle Nazioni Unite, articolo 97: “Il Segretariato comprende un Segretario Generale ed il personale che l’Organizzazione possa richiedere. Il Segretario Generale è nominato dall’Assemblea Generale su proposta del Consiglio di Sicurezza (…)”.

Quindi la proposta del nuovo Sec.Gen deve arrivare dal Consiglio di Sicurezza (cosa avvenuta proprio ieri). Poi, l’Assemblea Generale ONU si occuperà della nomina. Chiaro.

Mica tanto. L’Assemblea infatti, giusto un anno dopo l’adozione della Carta, ha precisato in una risoluzione che “sarebbe preferibile ricevere una proposta di nomina riferita ad un singolo candidato, in modo da evitare discussioni sulla nomina durante la sessione”.

Niente grane, cicci. Della serie: pensateci voi, che qua già stiamo inguaiati così. Il candidato, dunque, è scelto dal Consiglio di Sicurezza.

E qui casca l’asino dal ponte.

La scelta da parti dei quindici Stati Membri del Consiglio è frutto di una letale commistione di prassi e convenzioni: poco o nulla di scritto (giusto le “Linee Guida Wisnumurti” del 1996 e qualche altro documento).

Ad esempio, consuetudine vuole che i candidati non debbano provenire da uno dei cinque Stati Membri con potere di veto, così da evitare eccessive concentrazioni di potere nelle mani di singole nazioni. Altra regola è quella della “rotazione per regioni”: il Sec.Gen deve essere espressione di un Paese sì, ma anche di un preciso “blocco” (Europa occidentale/orientale, Asia, Oceania etc.). Ad oggi, l’unico “blocco” a non aver mai avuto un Segretario è l’Europa orientale.

In occasione di questa tornata, sia il Consiglio che l’Assemblea hanno invitato gli Stati Membri a presentare le candidature ufficiali. Risultato? 12 nomi, 6 donne e 6 uomini.

Ottenute le candidature, il Consiglio di Sicurezza procede ad una serie di “straw polls”, ossia votazioni informali a scrutinio segreto e a porte chiuse, attraverso le quali ciascun Paese bolla il singolo candidato con i seguenti giudizi: “encourage”, “discourage” e “no opinion”. Cinque Stati (USA, Russia, Cina, Regno Unito e Francia) hanno potere di veto: un loro “niet” può segnare il destino di una candidatura partita con le più rosee aspettative. Ad ogni nuovo “straw poll”, qualche candidato bocciato rinuncia.

Obiettivo degli straw poll è l’ottenimento di un candidato pulito, senza voti (ma soprattutto veti) contrari. Ieri, alla sesta tornata tenuta nel corso degli ultimi mesi, Guterres è risultato lindo: 9 “encourage” e una “no opinion” tra i dieci paesi senza potere di veto, 4 “encourage” e una “no opinion” tra i magic 5. Fatti i dovuti calcoli, nessun “discourage”. Via libera: il portoghese sarà il nome sul quale l’Assemblea Generale dovrà votare per formalizzare la nomina.

Kristalina Georgieva, commissaria europea, data come favorita da alcuni policymakers e opinionisti, rimane con un pugno di mosche in mano. Non le è bastato il supporto di tutti coloro che hanno twittato #She4SG. La Georgieva sarebbe stata la prima Segretaria Generale ONU della storia. La storia ha deciso diversamente.

La procedura appena descritta – non nascondiamocelo – è tutto fuorché trasparente. Nessuno tra noi mortali conosce il perché della candidatura di certi personaggi (che almeno oggi deve essere supportata dallo Stato di riferimento; nell’ultima tornata non era nemmeno necessario) e nessuno, sempre tra noi mortali, conosce il perché di certe scelte in occasione degli “straw poll”, i quali sono – come abbiamo detto – a porte chiuse e a scrutinio segreto.

Quelli appena delineati sono i punti critici messi in luce da “1 for 7 billion”, campagna nata per chiedere maggiore trasparenza nella procedura di elezione del Segretario Generale ONU. Il movimento ha già raggiunto risultati ragguardevoli: è loro il merito sia della presentazione delle candidature ad opera dei singoli Paesi, sia del primo grande dibattito/Q&A tenutosi nel luglio di quest’anno.

Ma non basta. “1 for 7 billion” chiede l’immediata cessazione della prassi degli “accordi sottobanco” tra candidati e membri permanenti del Consiglio, nonché la presentazione all’Assemblea di una rosa di nomi tra i quali poter scegliere, previa discussione e voto a maggioranza.

Non si può non essere d’accordo con le istanze di questo “movimento globale”. Il Segretario delle Nazioni Unite è destinato a ricoprire un ruolo sempre più rilevante nei prossimi anni, posto che l’ONU è e sarà la piattaforma di riferimento di numerosi trattati vincolanti nell’ambito di settori “caldi”, quali il cambiamento climatico, la riduzione globale della povertà, lo sviluppo sostenibile.

Possiamo davvero permetterci ancora di eleggere il Segretario Generale delle Nazioni Unite attraverso una procedura elaborata settant’anni fa, nella quale non è nemmeno lontanamente contemplato il principio di trasparenza, nonostante esso sia ormai un pilastro fondamentale sul quale poggia ogni edificio della pubblica amministrazione europea e statale?

Per fortuna la strada intrapresa è quella giusta. La campagna “1 for 7 billion” raggiungerà sicuramente altri ambiziosi obiettivi e noi possiamo anche contribuire al suo successo. Come? Clicca qui e scoprirai alcuni metodi interessanti per far sentire la tua voce. Sperando che alla prossima tornata sia tutto più #vetroso.

 

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